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Italjet: azienda motociclistica italiana, fondata nel 1959 a Bologna

Italjet: storia, moto e modelli
Italjet è uno dei marchi italiani più originali della storia delle due ruote. Nato a Bologna dalla passione di Leopoldo Tartarini, pilota e grande viaggiatore, il marchio ha costruito la propria identità sulla ricerca di soluzioni tecniche particolari e soprattutto su un design fuori dagli schemi. Nel corso della sua storia Italjet ha prodotto motociclette, ciclomotori e scooter, alternando modelli sportivi, mezzi da trial e proposte urbane diventate vere icone di stile.
A differenza di molti costruttori italiani, Italjet non ha mai cercato di competere soltanto sulla produzione di grandi volumi. La filosofia dell'azienda è stata quella di creare mezzi riconoscibili, spesso tecnicamente insoliti e con una forte componente estetica. È una caratteristica che continua ancora oggi a distinguere il marchio, rimasto legato alla famiglia Tartarini.


Leopoldo Tartarini e la nascita di Italjet
La storia di Italjet è strettamente legata a Leopoldo Tartarini, nato a Bologna nel 1932 e cresciuto in una famiglia già profondamente coinvolta nel mondo delle motociclette. Il padre Egisto era infatti concessionario e pilota, trasmettendo al figlio fin da giovane la passione per i motori e per le competizioni.
Leopoldo Tartarini iniziò a distinguersi come pilota negli anni Cinquanta. Nel 1952 partecipò alla Milano-Taranto con un sidecar costruito personalmente attorno a un motore BSA e riuscì a vincere la propria categoria. Successivamente corse con Benelli e Ducati, diventando uno dei piloti italiani più conosciuti dell'epoca.
Nel 1957 Tartarini concluse la propria carriera agonistica e poco dopo intraprese insieme a Giorgio Monetti un viaggio motociclistico intorno al mondo. I due partirono da Bologna il 30 settembre 1957 su due Ducati 175 e tornarono in Italia il 5 settembre 1958, dopo aver attraversato cinque continenti e numerosi Paesi. L'impresa ebbe una grande risonanza sulla stampa italiana e contribuì a consolidare la fama di Tartarini come motociclista e uomo d'avventura.
Quell'esperienza contribuì a convincerlo a trasformarsi da pilota in costruttore.


Italemmezeta e i primi modelli
Nel 1959 Tartarini iniziò a organizzare la nuova azienda, mentre il progetto industriale divenne ufficiale il 4 febbraio 1960 con la fondazione a Bologna della Italemmezeta. L'obiettivo iniziale era costruire e importare motocicli e ciclomotori.
Le prime moto utilizzavano motori MZ da 125 cc, ma Tartarini voleva progressivamente aumentare il livello di autonomia tecnica dell'azienda. Nel 1962 arrivò uno dei primi importanti successi commerciali, il ciclomotore Gò Gò, caratterizzato da un'impostazione sportiva e da un'estetica particolarmente originale per l'epoca.
Nel 1967 l'azienda adottò ufficialmente il nome Italjet. Da quel momento il marchio iniziò a costruire una propria identità sempre più riconoscibile, caratterizzata da modelli spesso molto diversi dalle proposte dei principali costruttori italiani.


Italjet e le competizioni
Le competizioni sono rimaste importanti per Italjet anche dopo la fine della carriera agonistica di Tartarini. L'azienda si è dedicata in particolare al trial e all'enduro, sviluppando motociclette leggere e specialistiche.
Uno dei risultati più significativi arrivò negli anni Ottanta con il pilota statunitense Bernie Schreiber. Le motociclette Italjet ottennero importanti risultati nel trial internazionale, dimostrando che il piccolo costruttore bolognese era in grado di competere ai massimi livelli anche contro aziende molto più grandi.
Nel 1981 Italjet arrivò inoltre a sviluppare propri motori da 250 e 350 cc per il trial. La ricerca tecnica legata alle competizioni contribuì a rafforzare la reputazione del marchio e rappresentò una parte importante della sua identità negli anni successivi.


Italjet Tiffany
Uno dei modelli che anticipò la successiva svolta stilistica di Italjet fu il Tiffany, introdotto nel 1984. Era un ciclomotore a ruote alte caratterizzato da un'impostazione estetica ispirata alle motociclette del dopoguerra.
Il Tiffany mostrava già quella ricerca di design che sarebbe diventata una delle caratteristiche fondamentali del marchio. Non si trattava semplicemente di realizzare un mezzo economico per la mobilità urbana, ma di proporre un prodotto capace di distinguersi visivamente.
Questa impostazione avrebbe trovato una forma ancora più evidente pochi anni dopo con il Velocifero.


Il Velocifero e la nuova era degli scooter
Nel 1988 Italjet entrò in una nuova fase con una gamma di scooter che avrebbe cambiato profondamente l'immagine dell'azienda. Tra i modelli più importanti ci furono Velocifero, Formula, Dragster e Torpedo.
Il Velocifero è probabilmente uno degli scooter più riconoscibili della storia Italjet. Il suo design richiamava volutamente le forme degli scooter classici, ma utilizzava una meccanica moderna e una costruzione adatta alla mobilità urbana degli anni Novanta.
La particolarità del Velocifero stava proprio nel modo in cui combinava elementi retrò e soluzioni contemporanee. In un mercato dominato da scooter dalle linee generalmente più convenzionali, Italjet propose quindi un prodotto fortemente caratterizzato dal punto di vista estetico.


Italjet Formula
Il Formula rappresentò un'altra interpretazione dello scooter secondo Italjet. La linea era molto più sportiva rispetto al Velocifero e il progetto cercava di trasferire nel settore degli scooter alcune caratteristiche visive tipiche delle moto da competizione.
Il Formula divenne particolarmente noto anche grazie alle collaborazioni sportive e automobilistiche del marchio. Nel 1997 Italjet divenne fornitore ufficiale di scooter da paddock per il team Williams di Formula 1 e da questa collaborazione nacque anche la Formula Williams, una delle versioni speciali più interessanti della produzione Italjet.


Italjet Dragster
Il Dragster è il modello che più di ogni altro rappresenta la filosofia Italjet. La prima generazione, introdotta negli anni Novanta, era uno scooter completamente fuori dagli schemi per design e impostazione tecnica.
Il telaio a traliccio lasciato in evidenza, la particolare sospensione anteriore e le linee aggressive distinguevano il Dragster dalla maggior parte degli scooter dell'epoca. Anche il nome era significativo: Italjet voleva proporre un mezzo urbano che avesse l'aspetto e l'atteggiamento di una piccola moto sportiva.
Il Dragster venne proposto in diverse cilindrate, comprese 50, 125 e 180 cc, e divenne uno dei prodotti più conosciuti dell'azienda a livello internazionale.


La Grifon 900
Italjet non si è però limitata agli scooter. Al Salone di Milano del 1999 presentò la Grifon 900, una naked dalle dimensioni importanti e dal design molto particolare.
La moto utilizzava un motore Triumph a tre cilindri e rappresentava il tentativo di riportare Italjet nel settore delle motociclette di maggiore cilindrata. La Grifon 900 era soprattutto un esercizio di stile e di progettazione, perfettamente coerente con la tradizione del marchio: una moto tecnicamente interessante, molto riconoscibile e lontana dalle impostazioni convenzionali.


Il ritorno del Dragster
Dopo una fase difficile per il settore motociclistico e per la stessa Italjet, il marchio ha iniziato una nuova fase di rilancio. Il progetto più importante è stato il ritorno del Dragster.
Il prototipo della nuova generazione venne presentato all'EICMA nel 2018 e attirò immediatamente l'attenzione per il design estremamente aggressivo e per la struttura tecnica caratterizzata ancora una volta dal telaio a traliccio e dalla particolare sospensione anteriore.
La produzione della nuova generazione iniziò successivamente e il Dragster è diventato il principale simbolo della rinascita di Italjet. Il modello è stato sviluppato nelle versioni di cilindrata più contenuta e successivamente ampliato con proposte sempre più prestazionali.


Italjet Dragster 125 e 200
Le versioni 125 e 200 hanno rappresentato il cuore della moderna gamma Dragster. Entrambe mantengono il caratteristico telaio a traliccio e l'impostazione estetica che ha reso famoso il modello.
Il Dragster 125 è pensato per il segmento delle moto leggere guidabili con patente A1, mentre il 200 offre prestazioni superiori e si rivolge a chi cerca uno scooter compatto ma più brillante.
L'obiettivo non è quello di realizzare uno scooter tradizionale: il Dragster punta soprattutto sull'esperienza di guida, sul design e sulla capacità di distinguersi. È proprio questa impostazione che ha permesso a Italjet di trasformare un prodotto di nicchia in uno dei suoi modelli più conosciuti a livello internazionale.


Italjet Dragster 459
La nuova evoluzione del concetto Dragster ha portato alla presentazione del Dragster 459 Twin. Il modello utilizza un motore bicilindrico e introduce la tecnologia Smart Shift, che permette di utilizzare una modalità completamente automatica oppure comandare il cambio attraverso le palette al manubrio.
Questa soluzione rende il Dragster 459 particolarmente interessante perché si colloca in una zona intermedia tra scooter e motocicletta. Il mezzo mantiene infatti dimensioni e posizione di guida tipiche di uno scooter, ma introduce una meccanica e una modalità di gestione del cambio molto più vicine al mondo motociclistico.


Italjet Dragster 700
Il progetto più ambizioso della nuova Italjet è il Dragster 700, concepito per creare una categoria a sé tra scooter e motocicletta.
Il modello utilizza un motore bicilindrico, cambio manuale a sei rapporti e una potenza dichiarata di 69 CV. La dotazione comprende sospensioni Marzocchi completamente regolabili, freni Brembo, pneumatici Pirelli e scarico Akrapovič a doppia uscita.
Il Dragster 700 porta quindi all'estremo la filosofia nata con il primo Dragster degli anni Novanta: proporzioni compatte, ruote di piccole dimensioni, posizione di guida da scooter e componentistica di livello motociclistico.


Italjet Roadster 400
Accanto alla famiglia Dragster, Italjet ha sviluppato anche il Roadster 400, un progetto caratterizzato da una forte attenzione all'esclusività e al design.
La Founders Edition del Roadster 400 è stata limitata a 777 esemplari numerati individualmente. La moto utilizza componentistica di fascia elevata, tra cui sospensioni Öhlins e scarico Akrapovič, confermando la volontà di Italjet di collocarsi anche in una fascia più esclusiva del mercato.


Italjet oggi
Oggi Italjet continua a essere una realtà italiana indipendente con sede nell'area di Bologna e ancora legata alla famiglia Tartarini. Il marchio ha mantenuto la propria filosofia originale, puntando su design, soluzioni tecniche particolari e prodotti capaci di distinguersi immediatamente.
La storia di Italjet è quindi diversa da quella dei grandi costruttori italiani. Non è stata costruita principalmente sulla produzione di massa, ma sulla capacità di proporre idee originali: dalle prime motociclette e dai modelli da trial ai ciclomotori Tiffany, dagli scooter Velocifero e Formula fino al primo Dragster e alla sua moderna rinascita.
Il Dragster rimane il simbolo più evidente di questa filosofia, ma l'arrivo di modelli come Dragster 459, Dragster 700 e Roadster 400 dimostra come Italjet stia cercando di portare lo stesso concetto di originalità anche in segmenti di cilindrata e prestazioni superiori. È una continuità interessante con la visione di Leopoldo Tartarini, che fin dagli inizi aveva fatto dell'innovazione e della capacità di andare controcorrente il tratto distintivo dell'azienda.


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